Loggia di San Sebastiano

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Di costruzione prettamente romanica, risale con tutta probabilità agli anni intorno al Mille. Si trattava in origine di una costruzione più piccola che venne ingrandita poi con l'aumentare della popolazione del borgo.
Ben poco si sa della sua primitiva erezione. La tradizione popolare (confermata dal ritrovamento di un affresco raffigurante il Santo) vuole che in essa abbia predicato S. Ambrogio Vescovo di Milano durante un suo viaggio in Liguria.
La prima notizia documentale su tale chiesa ci è stata tramandata da una lapide in pietra, oggi quasi illeggibile, che trovasi murata alla base della torre campanaria. Porta la data dell'8 settembre 1391 e si riferisce ad un lavoro di completo rifacimento ed abbellimento di tutta la fabbrica della chiesa sia all'interno che all'esterno.
Per i tempi successivi non si hanno più notizie dì rifacimenti che abbiano potuto lasciare una traccia, ma con il passare dei secoli la decadenza della costruzione si rivelò sempre più inquietante e la necessità di avere una parrocchia più vasta si fece sempre più impellente nella popolazione.
Nel 1791, quando già era in costruzione la nuova parrocchia, il Vescovo di Acqui, ad Ovada in visita pastorale, rimase talmente impressionato dalla situazione di degrado della chiesa che ne decretò l'immediata chiusura.
L'edificio venne sconsacrato e la navata destra fu ceduta alla Confraternita della SS. Trinità che vi costruì lo scalone che oggi porta al piano dell'Oratorio. Le suppellettili e gli arredi vennero acquistati dalla famiglia Spinola che, a sua volta, ne fece donazione alla nuova costruenda parrocchia ed alle altre chiese di Ovada. L'altare maggiore, pregevole opera in mosaico di marmo rosso e bianco, con lo stemma di Ovada ai due lati, si trova attualmente nella chiesa di S. Domenico.
Il resto del fabbricato, nel quale furono praticate tre ampie aperture ad arco, due laterali ed una frontale, fu adibito a pubblica loggia in sostituzione di quella vecchia che sorgeva nel bel mezzo dell'attuale Piazza Mazzini. Tra la fine dell'ottocento ed i primi decenni del Novecento venne usata quale mercato coperto di frutta, verdura e bozzoli da seta. in seguito, e fino ai primi Anni Settanta, chiuse in parte le arcate e ricavati grandi finestroni, è stata utilizzata come esposizione di una ditta di mobili.
Ritornata in disponibilità della Municipalità, che ne è proprietaria, è stata sottoposta ad una prima serie di restauri che hanno portato alla luce antichi e pregevoli affreschi. Nell'ultimo decennio è stato redatto un progetto di totale restauro e recupero, attuato nella sua prima parte e che verrà ultimato negli anni futuri. Attualmente il locale, adeguatamente attrezzato, è adibito a salone per pubbliche conferenze, convegni, mostre ed esposizioni.
Al suo esterno restano ancora, scolpite nella pietra viva, le antiche misure di raffronto e una piccola acquasantiera in pietra rilevata posta ai lati di una porticina laterale.

(Testo tratto dalle opere di Gino Borsari)